Controllo polveri
La polvere è un nome generico attribuito alla materia suddivisa in piccolissime particelle di diametro compreso indicativamente tra i 2,5 ed i 500µm; oppure, come definite dal U.S. Army Corps of Engineers, la polvere è costituita da particelle di suolo diventate volatili, con diametro inferiore ai 0,074mm; Gli elementi che concorrono alla formazione della polvere sono molteplici, sia di origine naturale che antropica. Fra i fattori naturali (che si stima superino il 90% del totale) vi sono ad esempio:
- polvere, terra;
- incendi;
- microrganismi;
- pollini e spore;
- erosione di rocce;
- eruzioni vulcaniche.
Fra i fattori antropici (meno del 10% del totale delle PTS, ma molto rilevante nei centri urbani) si include gran parte degli inquinanti atmosferici:
- emissioni dei motori;
- emissioni del riscaldamento domestico;
- residui dell’usura del manto stradale, dei freni e delle gomme delle vetture;
- emissioni di lavorazioni dei cementifici, dei cantieri;
- lavorazioni agricole;
- inceneritori e centrali elettrice.
L’insieme delle polveri totali sospese (PST) può essere scomposto a seconda della distribuzione delle dimensioni delle particelle. Le particelle sospese possono essere campionate medianti filtri di determinate dimensioni, analizzate quantitativamente ed identificate in base al loro massimo diametro aerodinamico medio. Si utilizza un identificativo delle dimensioni, il, abbreviato in , seguito dal diametro massimo delle particelle. Ad esempio si parla di PM10 per le particelle con diametro inferiore a 10µm.
Nocività ed effetti collaterali
La polvere è considerata a tutti gli effetti un inquinante dell’aria, come classificato dall’EPA (Environmental Protection Agency of U.S.A.). La sua nocività nei confronti della salute umana dipende dalla dimensione delle particelle e dalla loro capacità di raggiungere l’apparato respiratorio.
La polvere di dimensioni superiori ai 10µm (PM10) anche se non è direttamente dannose per l’uomo, sono comunque problemi un problema per l’ambiente e la società. Per esempio su strade non pavimentate, in aree più o meno trafficate, che risultano soggette alla formazione di polvere per il continuo passaggio di mezzi durante soprattutto il periodo estivo più secco. Oppure aree di cantiere, cave, discariche dove avviene un continuo passaggio dei vari mezzi d’opera, con la continua formazione di nuvole polverose dietro agli stessi mezzi.
Ecco quindi che la polvere sta diventando di fatto un’emergenza sia sanitaria che ambientale, riconosciuta a livello internazionale, che ha indotto da un lato gli stati nazionali a legiferare per definire dei limiti di attenzione alle percentuali contenute nell’aria del particolato e dall’altro a diversi operatori del settore nel ricercare soluzioni finalizzate al suo controllo.